La cessione del quinto rappresenta una singolare tipologia di prestito che prevede, in senso letterale, la cessione di una parte di stipendio o pensione, nella misura di un quinto dell’importo totale. Il richiedente, inoltre, non è tenuto a motivare la richiesta del prestito e a dimostrare alcuna voce di costo. A tal proposito la cessione del quinto viene definita una tipologia di prestito non finalizzata.

Chi ne ha diritto?

Ma approfondiamo ulteriormente l’argomento e cerchiamo di comprendere chi ha diritto a farne richiesta, come funziona e come è possibile richiedere un preventivo per l’ottenimento della cessione del quinto. Fino al 2005 il raggio d’azione di questa tipologia di prestito era più ristretto rispetto a d’oggi. Era infatti prevista solo per i dipendenti pubblici o parastatali mentre attualmente è stato esteso ai dipendenti privati ed ai pensionati.

L’entità massima del prestito richiedibile dipende da una molteplicità di fattori, come la durata stessa del prestito, che non può superare i 10 anni, e l’ammontare mensile dello stipendio o della pensione. Altri elementi da tenere in considerazione sono l’età del pensionato e la temporalità del contratto di lavoro. Da quest’ultimo particolare si deduce che possono accedere alla cessione del quinto anche i lavoratori dipendenti con contratto a tempo determinato, a patto che i tempi per la restituzione del prestito non eccedano la durata temporale del contratto di lavoro.

E i lavoratori autonomi? La normativa ha inteso agevolare anche loro. Un lavoratore indipendente può richiedere la cessione del quinto solo se è in grado di dimostrare la sussistenza di un’entrata mensile perlomeno continuativa e costante. Tuttavia, se da una parte l’interpretazione normativa della legge che ha ampliato l’applicazione della cessione del quinto ha inteso tutelare anche i lavoratori dipendenti, dall’altra nessun istituto di credito è disposto a concedere questo tipo di prestito ad un soggetto privo di un’entrata fissa.

Il motivo è molto semplice e comprensibile. L’istituto di credito, in presenza dello stipendio e della pensione, non corre alcun rischio perché il richiedente non può revocare la cessione del quinto. In caso di perdita del lavoro, inoltre, una polizza assicurativa coprirà la perdita.

I pensionati inps

Al pari dei lavoratori dipendenti, anche i pensionati INPS non trovano alcun ostacolo all’ottenimento della cessione del quinto. Le rate mensili vengono addebitate direttamente sull’ammontare della pensione. L’unico limite riguarda l’età del pensionato, che non può superare gli 85 anni. A prescindere dall’età e dalla tipologia di lavoratore ogni prestito è sempre assistito da una polizza assicurativa, che intende tutelare l’istituto di credito in caso di morte del richiedente. Discorso a parte va fatto per i pensionati INAIL o gestiti da Enti previdenziali autonomi. In questo caso la regolamentazione della richiesta e dell’erogazione del prestito è disciplinata da accordi stipulati tra gli Enti e gli istituti di credito.

Nel caso dei lavoratori dipendenti la rata mensile del prestito viene dedotta direttamente dalla busta paga. L’azienda presso cui è assunto il lavoratore dovrà trattenere un quinto dello stipendio ogni mese.

Un altro aspetto da sottolineare riguarda poi la particolarità che permette anche a soggetti identificati come cattivi pagatori di richiedere la cessione del quinto. Il tasso d’interesse deve rimanere invariato durante tutto l’arco temporale della durata del prestito.

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