
C’è un momento dell’anno in cui la campagna toscana e umbra smette di essere solo scenografia da cartolina e torna a essere quello che è sempre stata: un territorio vivo, scandito da ritmi agricoli antichi che settembre celebra con una densità di sagre e feste patronali che non ha equivalenti nel resto dell’anno. È il mese della vendemmia, della raccolta delle olive che comincia a intravedersi, dei primi tartufi della stagione, e quasi ogni borgo, grande o piccolo, organizza in queste settimane un evento capace di raccontare la propria identità attraverso il cibo, il vino e le tradizioni locali.
Chi visita la Toscana o l’Umbria concentrandosi solo sulle città d’arte più note perde inevitabilmente questa dimensione, forse la più autentica delle due regioni. Le sagre di settembre non sono eventi turistici costruiti a tavolino, ma appuntamenti che le comunità locali organizzano da decenni, spesso da generazioni, con un’attenzione al dettaglio gastronomico e culturale che raramente si trova altrove. Ecco una selezione di appuntamenti e territori da tenere d’occhio in questo mese così particolare.
La Toscana della vendemmia e del vino nuovo
Settembre in Toscana coincide, nella maggior parte delle zone vinicole, con l’inizio della vendemmia, un momento che molte aziende agricole e cantine hanno imparato a valorizzare anche dal punto di vista turistico, aprendo le porte a visitatori curiosi di partecipare, anche solo per un giorno, alla raccolta dell’uva.
Nel Chianti, tra le province di Firenze e Siena, diversi borghi organizzano in questo periodo feste dedicate proprio all’uva e al vino nuovo, con degustazioni, mercatini di prodotti tipici e spesso momenti di musica e intrattenimento serale nelle piazze principali. Sono eventi che, a differenza delle manifestazioni più turistiche concentrate nei mesi centrali dell’estate, mantengono un’atmosfera decisamente più familiare, frequentata in larga parte dagli stessi abitanti della zona.
Nella Val d’Orcia, patrimonio UNESCO conosciuto soprattutto per i suoi paesaggi collinari, settembre porta con sé anche le prime sagre dedicate ai funghi, in particolare nelle zone più boschive verso il Monte Amiata, dove la stagione micologica comincia proprio in questo periodo grazie alle prime piogge autunnali che favoriscono la crescita di porcini e altre varietà pregiate.
Non va sottovalutata nemmeno la Maremma, area spesso trascurata rispetto alle zone più centrali della Toscana, dove settembre coincide con feste dedicate ai prodotti dell’entroterra: cinghiale, formaggi pecorini, olio nuovo. Sono manifestazioni meno conosciute a livello internazionale, ma proprio per questo capaci di offrire un’esperienza più genuina, lontana dai flussi turistici più massificati che caratterizzano altre zone della regione durante l’estate.
L’Umbria e il tartufo che comincia a farsi sentire
L’Umbria, che condivide con la Toscana molte delle tradizioni legate alla vendemmia, ha in più una specificità che rende settembre un mese particolarmente interessante da queste parti: l’inizio della stagione del tartufo, seppur con la varietà più pregiata (il tartufo nero pregiato e, più avanti, il bianco) che raggiunge il suo momento migliore più avanti nell’autunno.
Nella zona di Città di Castello e dell’Alta Umbria, diversi comuni organizzano già a settembre le prime manifestazioni dedicate al tartufo, spesso abbinate a mercatini agricoli e degustazioni che permettono di assaggiare i primi prodotti della nuova stagione senza dover attendere i mesi più freddi, quando le sagre più celebri e affollate raggiungono il loro picco di visibilità mediatica.
Todi e i borghi limitrofi propongono in questo periodo anche feste dedicate all’olio nuovo, seppur la raccolta delle olive propriamente detta inizi generalmente più avanti nell’autunno: sono comunque occasioni per degustare i prodotti dell’annata precedente e per partecipare a momenti di socialità che caratterizzano fortemente la vita di paese in questi territori.
Un aspetto che rende l’Umbria particolarmente interessante a settembre riguarda anche le sagre legate alla castagna, soprattutto nelle zone più montane verso il confine con le Marche, dove i primi frutti iniziano a maturare proprio in questo periodo, anticipando la stagione più intensa che si concentrerà nel mese successivo.
Come vivere queste esperienze senza trasformarle in turismo di massa
C’è un rischio concreto, quando si parla di sagre e feste tradizionali, di trasformarle in un prodotto turistico che perde progressivamente l’autenticità che le rendeva interessanti in origine. Per chi vuole vivere queste esperienze nel modo più genuino possibile, alcuni accorgimenti fanno una differenza concreta.
Il primo riguarda la scelta delle manifestazioni: le sagre più piccole, spesso organizzate direttamente dalle proloco locali con pochissima promozione al di fuori del territorio circostante, restano generalmente le più autentiche, mentre gli eventi che hanno raggiunto una certa notorietà nazionale tendono progressivamente ad assumere caratteristiche più turistiche, con prezzi più alti e un’atmosfera meno intima.
Chiedere informazioni direttamente presso gli uffici turistici locali, piuttosto che affidarsi esclusivamente alle ricerche online, spesso permette di scoprire eventi minori ma altrettanto interessanti, che non compaiono nelle liste più diffuse sui motori di ricerca.
Il secondo riguarda i tempi di visita: molte di queste sagre si svolgono nell’arco di uno o due weekend, spesso con orari serali che privilegiano la cena piuttosto che il pranzo, in linea con le abitudini locali. Programmare la visita informandosi con precisione sugli orari effettivi, anziché fare affidamento su informazioni generiche trovate online che a volte non vengono aggiornate con la stessa cura dai piccoli comuni organizzatori, evita spiacevoli delusioni.
Infine, un consiglio pratico ma spesso sottovalutato: molte di queste feste si svolgono in borghi di dimensioni contenute, con parcheggi limitati e strade che diventano rapidamente congestionate nelle ore serali di punta. Arrivare con un certo anticipo, o valutare l’uso di mezzi pubblici quando disponibili, rende l’esperienza complessivamente più piacevole, evitando lo stress che a volte accompagna la ricerca di un parcheggio in un piccolo centro storico affollato.
Domande frequenti
Le sagre di paese in Toscana e Umbria richiedono la prenotazione?
Dipende dalla manifestazione. Le feste più piccole, organizzate dalle proloco, generalmente non richiedono prenotazione per l’accesso, anche se in alcuni casi specifici stand gastronomici con posti a sedere limitati possono prevedere una prenotazione consigliata, soprattutto nelle serate di weekend con maggiore affluenza.
Qual è il periodo migliore di settembre per assistere alla vendemmia in Toscana?
Varia in base alla zona e all’annata, ma generalmente le prime due o tre settimane di settembre corrispondono al periodo più intenso della raccolta nella maggior parte delle zone vinicole toscane, con alcune variazioni a seconda dell’altitudine e del microclima specifico di ogni area.
È possibile partecipare attivamente alla vendemmia come turista, o si tratta solo di visite guidate?
Molte cantine, soprattutto quelle più piccole a conduzione familiare, offrono la possibilità di partecipare attivamente alla raccolta per una giornata, generalmente su prenotazione e a fronte di un contributo economico che include anche il pranzo e una degustazione. È un’esperienza diversa dalla semplice visita guidata e va richiesta specificamente contattando le singole aziende.
Le sagre di settembre sono adatte a una gita con bambini?
Generalmente sì, la maggior parte di queste manifestazioni ha un carattere familiare e informale, con spazi aperti nelle piazze dei borghi che si prestano bene anche ai più piccoli. È comunque consigliabile verificare in anticipo se sono previste attività specifiche per bambini, che alcune sagre organizzano soprattutto nella fascia pomeridiana.
In conclusione
Settembre in Toscana e Umbria racconta una storia diversa da quella delle cartoline patinate che circolano tutto l’anno: è il mese della terra che restituisce i suoi frutti, delle piazze di paese che si animano per celebrare un’annata di lavoro nei campi e nelle vigne, di un turismo lento e genuino che si costruisce attorno al cibo, al vino e alla comunità. Per chi è disposto a lasciare per qualche giorno gli itinerari più battuti e a seguire invece il calendario delle sagre locali, questo mese offre probabilmente l’accesso più autentico possibile all’anima rurale di due delle regioni più amate d’Italia.


